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Frisaia 114/115- La voglia di giocare

Negli anni 50-60 a Trinità gli svaghi ed i divertimenti, erano in gran parte ispirati dai  ragazzi che frequentavano assiduamente la piazza della chiesa e dalla fantasia di gruppo. Giochi che venivano tramandati di generazione in generazione: perfezionati, corretti e adeguati ai tempi. Uno slargo, quello della chiesa vecchia, appena sufficiente per giochi da svolgersi in piccoli spazi, che non permetteva svaghi di gruppo, quali il gioco del pallone. Già, grandi spiazzi! Era proprio questo il cruccio di chi avrebbe voluto praticare tale sport, come noi. Eppure, nonostante questa mancanza, noi  appassionati di calcio, non rinunciammo a praticarlo, seppur in luoghi angusti e stretti come: lo Scolastico, la Tanchitta  li Ziribilchi, e Santu Petru. Ho menzionato in ordine cronologico i vari siti, perché definiscono i periodi graduali d’avvicinamento alla data della costruzione del tanto agognato campo di calcio regolamentare. Un discorso a parte merita il cortile delle scuole elementari che utilizzavamo tutti i giorni, in quanto più vicino ed a portata di mano. Come dimenticare  quello spazio angusto in discesa dove alle volte, nella foga del gioco, assieme alla palla,  venivano trascinati dietro anche le pietre di cui era pieno il “manto sassoso”. La squadra alta era avvantaggiata, ma correva i maggiori pericoli, perché nella rincorsa rischiava di sbattere contro i muri di cinta o cadere rovinosamente su sassi acuminati, di cui era pieno il terreno. L’irruenza di alcuni giocatori, delle volte, poteva essere rischiosa per l’incolumità di chi veniva travolto, oltreché della propria. Piero, che di questa irruenza, ne faceva la sua forza, cadendo andò a sbattere su un sasso, rimanendo svenuto per un bel po’, ma questo non lo fece desistere dall’essere presente il giorno dopo, per affrontare una nuova battaglia.  Di Piero mi piace ricordare un aneddoto   che lo rese famoso, “ il dribbling di sponda”, che consisteva nel far rimbalzare il pallone contro il muro di cinta per superare “furbescamente” l’avversario. Un precursore dei tempi, si potrebbe dire, perché attualmente  tale espediente è diventato regolamentare nel calcio a due. Ricordo  le contestazioni e le proteste che nascevano  per una tale furbata, ma alla fine rassegnati fummo costretti anche noi, per smorzare l’animosità in campo, ad  inserirla come regola valida per tutti.  Della Tanchitta, situata nei pressi della farmacia, ho dei ricordi molto flebili, in quanto ero molto piccolo a quei tempi. Ricordo comunque che quel piccolo spiazzo, veniva utilizzato dai nostri fratelli più grandi per giocare al calcio, in quanto era raro , al nostro paese, trovare un fazzoletto di terra pianeggiante. Intanto la fibrillazione tra i ragazzi   giovani e meno giovani cresceva, con la voglia matta d’avere, come nei paesi vicini, un campo sportivo regolamentare. Si sa, il nostro comune in quegli anni possedeva poche risorse e vista l’olografia del nostro terreno, occorrevano sostanziali contributi economici  per spianare e livellare un sito con dimensioni adeguate. Ripiegammo così su li Ziribilchi, zona pianeggiante di discrete dimensioni, anche se  non ancora all’altezza, per praticare dei veri campionati. Ci dovevamo accontentare di svolgere incontri a carattere locale o con squadre dei paesi vicini: Viddalba e Badesi, ma non per questo le partite erano meno interessanti. Le  più memorabili erano quelle disputate con Badesi: dei derby a tutti gli effetti. Rimangono nella mia memoria gli scontri, a volte anche violenti, disputati dai nostri fratelli più grandi, ai quali assistevo da spettatore, in quanto troppo piccolo. Col passare degli anni, in questo campo feci in tempo a giocare qualche partita anche io. Ma quella che mi è rimasta impressa da spettatore, fu l’ennesima contro i nostri vicini badesani, che si presentarono spavaldi e più che convinti di sbaragliarci senza fatica. Tra loro, quel giorno, militava Pauluccio Piretta che proveniva dalla Società Sportiva Iosto di Sassari, a quei tempi, fucina di campioni della Torres. Un ragazzo tecnicamente superiore e molto possente fisicamente, che si poteva permettere di partire con il pallone ai piedi dalla sua area fino alla nostra porta indisturbato e  nessuno riusciva a fermarlo. Questa superiorità gli consentì di rifilarci 5 goal. Fortuna volle che Elio ebbe la sua giornata geniale, nel tirare i calci d’angolo con effetto a rientrare e, grazie anche al vento favorevole, segnò 5 volte direttamente dalla bandierina. Memorabile fu la contestazione degli avversari, che non accettarono mai la regolarità di quei goal. Ancora oggi , in alcuni frangenti, qualcuno si vanta della presunta vittoria per 5 a zero per loro. Tra di noi c’èra anche Alberto che imitava Sivori; molti a quei tempi portavano i calzettoni abbassati per imitare il grande campione juventino e lui se non tecnicamente, gli somigliava fisicamente. Agostino poi, era diventato famoso per la punizione all’ungherese: tiro effettuato con il collo piede esterno. Di quelle partite è rimasto negli annali, il ricordo dell’esordio di Andrea e del povero Sergio, avvenuto solamente perché in possesso di “vere scarpe da pallone”pur non avendo mai visto un campo di calcio, a discapito di altri più dotati. Un ricordo particolare merita la sfera di cuoio in uso in quegli anni, con le stringhe e la camera d’aria. Erano guai seri colpirla di testa, soprattutto dalla parte delle stringhe, dove qualche volta rimaneva perfino attaccato qualche ciuffo di capelli.   Periodi comunque bellissimi, che in mancanza di arbitri con il fischietto, la fine della tenzone veniva determinata dal calar della sera o dal suono della campana dell’avemaria.   Il gruppo numeroso di ragazzi comunque, non desisteva dall’idea di trovare una struttura più consona alle esigenze di quel momento. Purtroppo, dopo insistenti pressioni da parte di grandi e piccini, il Comune e la parrocchia cedettero. Dico purtroppo perché la volontà di costruire il campo sportivo a S.Pietro, fu una scelta doppiamente sbagliata e deleteria. Primo perché non si raggiunse l’obiettivo di costruire un campo regolamentare, infatti non potemmo mai giocare un torneo FGCI, secondo perché abbattendo gli alberi secolari di olivastro, che davano una particolare impronta  alla chiesetta, fu compiuto un danno ambientale irrecuperabile. La pressione di noi giovani, l’inesistente consapevolezza ambientale di quei tempi fecero il resto. Di S. Pietro ricordo l’ennesima partita con Badesi che finì con quasi 10 goal di scarto a nostro favore e la conquista della coppa disciplina, nell’unico campionato disputato nel CSI, nel 1968. Passarono alcuni anni in cui invidiavamo i nostri vicini, che avendo terreni in pianura, con poca spesa, potevano avere un campo tutto per loro e della misura desiderata. Come dice il detto “ Se Maometto non viene alla montagna, la montagna va da Maometto”. Cosi accadde che, non potendo disputare i tornei in paese, decidemmo di “emigrare” verso la Muddizza prima e S.Maria Coghinas in seguito. Lì disputammo alcuni campionati fino al 1968, quando finalmente, fu costruito l’agognato e sofferto campo a norma. L’inaugurazione fu celebrata con tutti gli onori e venne disputata la partita contro la squadra dell’Arzachena, che vincemmo per uno a zero con il goal di Giovanneddu. Superato ormai lo scoglio più grosso del campo da gioco, la società di Trinità ha sempre ben figurato, sia nella terza categoria che nella seconda, sfiorando, in alcuni anni, la possibilità d’essere promossa nella categoria superiore. Si arriva così ai giorni nostri, con l’immutata passione per questo gioco, che ha visto esordire prevalentemente giovani di Trinità. Peculiarità che viene rispettata in larga parte anche attualmente e che vede la società militare nella terza categoria, ben figurando.

 

 

S.M.Coghinas camp.66-67

 

Partita a Viddalba 1965

 

calcio

 calcio 1

 

La voglia di giocare

 

Frisaia 114

 

Frisaia 115

 

voglia di giocare 1voglia giocare 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

voglia giocare 3

 

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